Avv. Hermans Joseph Iezzoni
La persona ed i suoi aspetti o riflessi, come quelli che si delineano fugaci negli specchi, sono stati affrontati sin dall’antichità.
La persona non è solo il nome dato alle maschere latine ma, per l’appunto, è la maschera d’eccellenza che riveste le intimità umane. E’ mutabile dal momento che il suo scopo varia con l’esigenza di celare o mostrare una parte del sé. Rappresenta un telaio complesso che ogni individuo costruisce nel tempo. Vi trovano posto atteggiamenti, interessi, espressioni intime, azioni e tutto quello che può far parte della visione della vita che un soggetto X abbia di se e degli altri.
I riflessi della persona, cioè la personalità o meglio quei dettagli che si possono cogliere cercando di svolgere un’analisi superficiale, per schematizzare il più possibile il tratto, seppure studiati e spesso tipizzati in vari modi non costituiscono un materiale semplice da trattare. Non corrispondo ai modelli che gli studiosi hanno elaborato nel tempo.
La persona non risponde in modo semplice alla domanda “perché?” ma in modo sofisticato. Si sottrae continuamente al determinismo di un fatto biologico. Parte della sue risposte contengono informazioni raccolte nel corso dell’esperienza e parte sono frutto della personale rielaborazione di quelle medesime informazioni. Se Es, Io e super-Io sono in continuo rapporto fra loro non può che esservi una continua tensione dai risultati imprevedibili. Per questa ragione ogni uomo ed ogni donna svelano di sé una persona forte ed una fragile e ciò avviene allo stesso tempo senza che sia possibile stabilire per relazione una continuità palese tra l’una e l’altra immagine.
In questo gioco sottile la sessualità ha un proprio ruolo e contribuisce ad incollare fra loro le mille facce, tra il meditare e l’agire, di ogni uomo o donna. Ed anche la sessualità è un’altra pulsione ribelle ad ogni tentativo di ridurre l’umano ad oggetto. Impedisce lo svilimento e la frantumazione in parti meccaniche e ripetibili. L’individuo è un eterno bambino mosso dal desiderio di scoprire il nuovo ed apprendere sapendo che ad ogni passo avanti resterà variato negli elementi che costituiscono quel telaio sul quale poggia la maschera.
Le pratiche di mutilazione genitale femminile (MGF) non aggrediscono solo la parte biologica della donna ma negano anche la donna. Demoliscono l’esterno e l’interno rendendo quel telaio, che appartiene ad ogni individuo, sempre più sterile. Fanno questo svilendo ed umiliando alla radice l’evoluzione stessa della nostra specie al punto da voler rendere stabile e definitivo qualcosa che non lo è ed ha il diritto di non esserlo perché governato da leggi naturali.
Il Ministero della Salute, dopo l’esperienza delle linee guida della Dipartimento Pari Opportunità del 2001 e delle raccomandazioni della Regione Emilia Romagna e Toscana, in tema di MGF, ha deciso di pubblicare le sue linee guida. Si rivolge agli operatori sanitari ma non solo. Parla anche a quanti, compresi gli insegnanti e i volontari, si trovino a contatto con donne e bambine appartenenti a comunità di immigrati dove vi è il rischio che vengano praticate queste mutilazioni.
Le parole delle Linee Guida sono dure e non equivocabili. Se da un lato si vuole istruire gli operatori sanitari e gli altri professionisti ad un approccio consapevole del problema e ad una sensibilità che non rende le vittime dei casi speciali il presupposto non è l’accettazione di tradizioni pericolose ma “un deciso rifiuto di ogni legittimazione di tradizioni culturali che contrastano con i principi che sono a fondamento della Costituzione italiana e un convinto sostegno alla formazione ai diritti umani, alla valorizzazione della dignità della persona, al sostegno all’esercizio delle libertà fondamentali delle donne”. La Guida ha toni polemici con la formazione universitaria e post-universitaria “non basta parlarne […]” è “necessario che gli operatori sanitari e gli operatori sociali acquisiscano una conoscenza scientifica di queste problematiche nel corso della loro formazioni universitaria e post-universitaria”.
L’integrazione non è un sistema di isolamento entro il quale una comunità straniera resta ovattata senza essere permeata dalla cultura circostante ma un sistema di crescita che permetta l’innalzamento delle conoscenze. Si è notato, infatti, che maggiore è l’integrazione minori sono i rischi che sia praticata la mutilazione genitale femminile.
La Guida fornisce una definizione di mutilazione genitale femminile, rintracciandone le origini storiche e gli alibi giustificativi a sostegno per “non cadere in un falso relativismo culturale”. Individua poi geograficamente le aree dove è ancora diffusa.
Offre anche un quadro della legislazione in Italia e degli altri Stati. Emerge chiaramente come sia gli organismi internazionali che gli Stati, compresi quelli dove si pratica la mutilazione genitale, sono consapevoli che le MGF offendono l’integrità fisica, psichica e morale e tutti i diritti della donna e per questo l’avversano e condannano.
La Guida si suddivide poi nelle raccomandazioni di buona pratica per i sanitari, dal paragrafo 4.3, per le altre figure professionali come i mediatori linguistico-culturali e gli operatori socio-sanitari, dal paragrafo 4.4, e per gli insegnanti, dal paragrafo 4.5.
Seguono Il testo del Decreto e le linee Guida (continua…)