I jeans non sono una cintura di castità
Avv. Hermans Joseph Iezzoni
Era il 1999, quando la Terza Sezione Penale della Cassazione dubitò che i jeans potessero facilitare la violenza sessuale considerandoli alla stregua di un indice del consenso della donna. Molti ricorderanno le polemiche che ne seguirono e gli slogan “jeans alibi per lo stupro” di Rita Levi Montalcini Tullia Zevi, Dacia Maraini, Livia Turco, Inge Feltrinelli, Lalla Romano, Franca Rame, Giovanna Melandri, Emma Marcegaglia, Maria Corti e del loro appello:
“La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza che offende profondamente la dignità di tutte le donne e vanifica molti anni di battaglia in difesa della condizione femminile. Il giudizio della Suprema Corte rischia di cancellare le elementari conquiste di civiltà giuridica, provocando un grave arretramento nel costume di questo paese. Ci auguriamo che le donne facciano sentire la loro protesta affinché pronunciamenti e atti di questo genere non si ripetano.”
A distanza di anni, la Cassazione, con la sentenza 30403, sembra voler quasi chiudere il conto con il passato, rispondendo che i jeans non costituiscono di per sé impedimento a compiere una violenza sessuale e non possono essere paragonati ad una cintura di castità.
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