Archivio per etichetta: 'Computer Forensic'

Riflessioni sull’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

I fatti di cui si discute nella blogosfera (mi riferisco al post di Enrica ed a quello di Sw4n) mi hanno ispirato alcune riflessioni attorno al reato previsto dall’articolo 615 ter, ossia l’accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico.

Anche per la collocazione sistematica, all’interno del Codice penale, tra i delitti contro l’inviolabilità del domicilio, l’articolo 615 ter protegge il domicilio informatico ed i dati in esso contenuti. Così rafforzando il diritto di escludere i terzi dall’accesso ad essi.

Cosa dice la norma?

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Uso di software pirata nello studio professionale

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

La sentenza, che si offre ai lettori di ABCDiritto, conferma l’interpretazione secondo la quale il professionista, titolare dello studio nel quale si faccia uso per lavoro di software pirata, risponde dell’ipotesi prevista all’articolo 171 bis del R.D. 633 del 1941 (modificato dalla l. 248 del 2000), poiché ad integrare il reato è sufficiente la detenzione e l’utilizzo di programmi illecitamente riprodotti.

Segue il testo della sentenza:
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Decreto 9 gennaio 2008 del Ministero dell’Interno

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

Come avevo già scritto, parlando di Anti-Forensic ed Anti-Violence, la società, nel replicare se stessa sul web, ha riproposto numerosi settori critici quali banche, sanità, ecc. e l’allarme generato dagli attacchi terroristici non ha condotto a ridurre queste criticità ma ad accentuare la convizione che occorra sempre una mano iperprotettiva per rendere il web esatta copia del quotidiano.

Con il Decreto 9 gennaio 2008, il Ministero dell’Interno, ha così individuato quelli che sono i settori critici “informatizzati” a rischio di attacchi terroristici ed ha fatto convergere le competenze nel C.N.A.I.P.I.C., ossia nel Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche, all’interno del Servizio polizia postale e delle comunicazioni.
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Cybercrime : le novità della legge 18 marzo 2008 n.48 in tema di criminalità informatica

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

L’Italia ratifica la Convenzione sul cybercrime firmata a Budapest il 23 Novembre 2001 (qui trovate il testo ufficiale in inglese e quello in francese).

Se nella Relazione di Guy Bono, in tema di Cultural Industries in Europe, si sottolineava come obiettivo da raggiungere, all’interno dell’Europa, sì la protezione del copyright, eliminando alla radice le cause di contraffazione e di pirateria, ma anche di non criminalizzare l’uso non commerciale di tale materiale, in quella sul Cybercrime l’obiettivo comune è una politica che tuteli la società e gli interessi legittimi dal crimine telematico. I reati informatici si sono sempre di più specializzati ed occorrono legislazioni dal pugno duro coadiuvate dalla cooperazione transazionale che deve svilupparsi con rapidità.

Cosa cambia nel nostro ordinamento con la legge 18 marzo 2008 n. 48 a partire da 5 Aprile 2008?

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Libertà digitale? Tra privacy e violenza… riflessione e spunti sulla difficile linea di confine fra informatica e diritto.

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

Quante volte abbiamo sentito parlare di tempi duri? Allo sfiorarsi di opposti interessi fra i binari dell’etica, della libertà e del diritto puntuale scoppia la tensione e si scatena l’arco voltaico. Sotto e marginale si trova l’utente. Messo in ombra dalla scarsa trasparenza degli interessi in gioco. Passato il ciclone (diffamazione, phishing o p2p) arrivano da più parti le richieste di “Stop!!”: come se ci fossero davvero dei lucchetti telematici. Si fanno largo le comode politiche criminali e gli utenti si trovano a galleggiare indistintamente nel web metamorfosi d’un limbo.
L’EQUIDISTANZA
Occorre porsi di fronte alle questioni in maniera da percepire la natura di questa ricerca spasmodica di responsabilità a 360° come companatico d’un bisogno di protezione esasperato. Chiediamo alla tecnologia di amplificare le potenzialità umane con una sicurezza prossima all’invulnerabilità che nella vita reale non abbiamo. E finiamo per demonizzarla di aver tradito distorte aspettative come se essa fosse vitale ed umana. Persino le aziende sono affette da questa aberrazione e si assiste a forme di autotutela che oltre a sconfinare nel puro arbitrio sbandierano, attraverso l’opinione pubblica, un nuovo “vangelo” del diritto senza nemmeno reggere il confronto di un’aula di Tribunale.

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Breve riflessione tra diritto, Computer Forensic(s) e manipolazione dei dati

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

Uno dei limiti certi, quando si interagisce con i dati digitali, è la possibile compromissione degli stessi anche involontaria.

La raccolta dei mezzi di prova passa per tutta una serie di buone pratiche che si occupano della ricerca, dell’individuazione delle tracce, della preservazione delle “evidenze” digitali e, infine, dell’acquisizione vera e propria.

Si tratta di operazioni molto delicate. Qui il confine tra mezzo di prova, tradizionalmente inteso, e tracce “smaterializzate” perde di significato. Alto è dunque il rischio di una loro contaminazione ed, indubbiamente, elevata deve essere la competenza e l’intuito del tecnico.

Possiamo,però, dire che non è sufficiente l’esistenza d’una traccia digitale su un determinato computer o su una memoria di massa a risolvere i tasselli dello scenario di un crimine. Debbono concorrere fattori esterni tra i quali si colloca anche la perizia investigativa. Non va dimenticato, ed è per questo che si ripeterà sempre “elementi” di prova, che il signore incontrastato della verità sul caso concreto non sarà il risultato delle indagini, i probabili autori, le tesi difensive e nemmeno l’anticipazione di colpevolezza per bocca dei giornali… il dominus vero è e resta l’ottica interpretativa del Giudice. Lui solo sa.

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Anti-violence

Avv. Hermans Joseph Iezzoni

Sono sempre curioso di come sia lenta ma, apparentemente, inesorabile l’inversione di tendenza nell’attività di Computer Forensic. Questa branca, per chi non la conosce, si occupa di tutte quelle attività di ricerca, conservazione ed identificazione delle tracce digitali necessarie a ricostruire la scena di un crimine.

Tra gli studiosi vi è una sorta di separazione. Per molti parlare di “libertà digitale” costituisce la sola giustificazione di quanti vogliono contrastare l’attività della polizia per rintracciare gli autori d’un crimine.

Sarah Hilley ad esempio (in Digital Investigation, 4, 2007 pp.13 ss.) colloca alcuni degli strumenti volti a tutelare la privacy nella scomoda categoria dell’Anti-Forensic. Si riaffaccia dunque la contrapposizione per cui la tutela è eludere od impedire di assicurare le fonti di prova.

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