Contratto a termine, consigli per l’uso.
A cura del Dott. Francesco Casagli
Contratti a termine: consigli per i lavoratoriCos’è un contratto a termine?
Un contratto a termine o, più correttamente, un contratto di lavoro cui è stato apposto un termine di scadenza, definisce un rapporto di lavoro diverso dal lavoro a tempo indeterminato per un unico ma importantissimo aspetto: la scadenza.
Questo significa che ai lavoratori con contratto a termine devono essere applicate tutte le normative e i trattamenti economici che spettano ai loro colleghi a tempo indeterminato.
La scadenza può essere determinata (una certa data) o comunque determinabile cioè al verificarsi di un determinato evento: il completamento di un lavoro o di una commessa o, più frequentemente, il rientro dalla maternità o dalla malattia di un dipendente a tempo indeterminato.
Anche il contratto a termine può prevedere un periodo di prova, ma questo deve essere definito per iscritto nel contratto individuale (che generalmente è la lettera di assunzione). Durante il periodo di prova l’azienda e il lavoratore possono interrompere il rapporto di lavoro senza alcun preavviso con il solo obbligo della retribuzione per le ore lavorate.
Alcune regole pratiche:
1) Conservare ordinatamente la lettera di assunzione, le buste paga e tutte le comunicazioni dell’azienda;
2) Annotare gli eventuali casi di attività lavorativa differente da quella prevista sulla lettera di assunzione per mansioni e/o per tipo di produzione. Si tenga ben presente, infatti, che la lettera di assunzione, tra le altre cose, deve riportare le ragioni che motivano il ricorso al contratto a termine in luogo dell’assunzione a tempo indeterminato e che la legge obbliga le aziende a fornire al lavoratore “a temine” una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro.
La violazione di questi obblighi formativi comporta multe a carico dell’azienda, sanzioni penali in caso di infortunio; la carenza delle ragioni che giustificano l’assunzione a tempo determinato ha, invece, come conseguenza, la trasformazione del contratto in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
Per ottenere la conversione del contratto a termine in contratto di lavoro a tempo indeterminato, occorrerà comunque ricorrere alle vie giudiziali.
Cosa avviene alla scadenza del contratto?
La legge prescrive che il contratto a termine può essere prorogato una sola volta e solo se esistono ragioni oggettive per non trasformarlo in un contratto a tempo indeterminato: per esempio, perché prosegue l’assenza della persona con contratto a tempo indeterminato che il lavoratore o la lavoratrice a termine sostituiscono.
Tuttavia, la legge prevede che il rapporto di lavoro possa proseguire per un limitato periodo di tempo (fino a 20 giorni per contratti di durata inferiore a 6 mesi e fino a 30 giorni per i contratti di durata superiore). Trascorsi tali termini, il contratto si trasforma automaticamente in contratto a tempo indeterminato. Se il contratto non viene trasformato, per i giorni lavorati oltre la scadenza, al dipendente spetta un’indennità pari al 20% della retribuzione per i primi 10 giorni e del 40% per igiorni successivi.
Differente è il caso nel quale il lavoratore “a termine” cessi l’attività lavorativa alla scadenza del contratto: se la “riassunzione” avviene entro 10 giorni per contratti di durata inferiore a 6 mesi o 20 giorni per un contratto di durata superiore, il contratto si intende a tempo indeterminato, se invece l’assunzione avviene successivamente a questi termini, si tratta a tutti gli effetti di un nuovo contratto.
Si noti che, se il contratto scade quando il lavoratore è in malattia, o è infortunato, all’avvenuta scadenza verrà meno anche il relativo trattamento. Invece, per quanto riguarda la maternità, è possibile ottenere un trattamento assistenziale direttamente dall’Inps.
IN PARTICOLARE:
Il termine finale del contratto può essere prorogato, per una sola volta, quando il contratto iniziale ha una durata inferiore a tre anni e con il consenso del lavoratore. La proroga è ammessa quando sussistono ragioni oggettive e si riferisce alla stessa attività lavorativa per la quale era stato stipulato il contratto iniziale. In tal caso, la durata complessiva del rapporto di lavoro (durata iniziale + proroga) non può superare i 3 anni.
Se il rapporto di lavoro prosegue dopo la scadenza del termine inizialmente fissato, o successivamente prorogato, il datore di lavoro deve corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione complessiva pari al 20% fino al decimo giorno successivo alla scadenza, e pari al 40% per ogni giorno ulteriore. La legge fissa anche un termine massimo per la prosecuzione oltre la scadenza, pari a 20 giorni, se il contratto a termine aveva una durata inferiore a 6 mesi, e a 30 giorni negli altri casi. Se il rapporto di lavoro prosegue oltre i suddetti termini, il contratto deve essere considerato a tempo indeterminato.
Una disciplina particolare è prevista per l’ipotesi in cui il lavoratore venga assunto più volte a termine presso la stessa azienda. In tale ipotesi, se il lavoratore viene riassunto a termine entro 10 o 20 giorni dalla scadenza, a seconda che il primo contratto fosse di durata rispettivamente inferiore o superiore a 6 mesi, il secondo contratto viene considerato a tempo indeterminato. Se invece il lavoratore viene riassunto a termine immediatamente dopo la scadenza del primo contratto, in modo che tra il primo e il secondo contratto non vi sia alcuna soluzione di continuità, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato fin dalla data della stipulazione del primo contratto.
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