Blog e riforma dell’editoria

A cura dell’Avv. Hermans Joseph Iezzoni

Il Governo ha presentato un disegno di legge per riformare la disciplina dell’editoria con delega per l’emanazione di un testo unico di riordino del settore.Sul sito istituzionale leggiamo: “Una riforma così ampia come quella che è oggi necessaria non può, tuttavia, andare a buon fine se non si crea un consenso profondo, nel mondo dell’informazione, nella società, nel parlamento, sull’esigenza e sull’urgenza di un intervento in profondità”.

Non posso non notare le numerose contraddizioni tra intenti e linguaggio utilizzato per la redazione del Disegno di legge 3 agosto 2007.

La domanda spontanea è quale sarà mai stato l’esito del questionario con scadenza al 12 febbraio 2007 (di cui non vi è più tracciata sul web) e rivolto indistintamente a tutti gli attori del mondo dell’editoria ed ai singoli cittadini ?

Per gli aspetti che interessano il post mi stupisco di come le previsioni normative siano troppo generiche ed ampiamente lacunose.

L’articolo 2 delinea in modo troppo ampio il “prodotto editoriale” tratteggiandolo con un “qualsiasi”, indipendentemente dalla forma e dal mezzo usato per pubblicarlo, che si contraddistingua da una finalità di: informazione, formazione, divulgazione ed intrattenimento.

L’articolo 3 affronta il tema della “tutela” con un mal riuscito bilanciamento dialettico tra “originalità del prodotto” ed “interesse generale alla circolazione delle informazioni e alla diffusione della conoscenza”.

L’articolo 5 individua come “attività editoriale” tutte quelle dirette a realizzare il prodotto editoriale od a distribuirlo, come anche a raccoglierne la pubblicità, anche se il tutto si svolga al di fuori di un’ impresa e senza scopo di lucro.

Il successivo articolo 6 prevede l’iscrizione di tutti i prodotti editoriali al “Registro degli operatori di comunicazione” (ROC), previo regolamento da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazione, quale condizione necessaria per l’inizio della pubblicazione dei quotidiani e dei periodici in sostituzione della attuale registrazione presso il Tribunale.

Infine l’articolo 7 estende in maniera “secca” alle attività editoriali sul web la disciplina per i reati commessi a mezzo stampa.

Come era prevedibile in rete si è accesa una polemica. Osservando le discussioni indicizzate da Blogbabel , per le ultime 24 ore, numerosi sono i blog che rimandano ad un articolo apparso sull’edizione online di Repubblica del 19 ottobre 2007:

Generazione blog / Vibrisselibri / Blog di Beppe Grillo / Fre do / Bresciaedintorni2 / Effetto farfalla / Gancitanerie / Aniceweb / Appunti con sottofondo blues / Compagni di strada e di viaggio / Bioetica / Sul frigo / iLife – un diario digitale / Semioblog / Mostricci of sound / Pinkazz.org / Uni ferpi / Pattinando… / Archetto / Appunti di viaggio attorno a me / Imlog / L’angolo di jane / Chez asa / Esseri in movimento / Giovanni Ruggiero’s blog / Geeketto / Blog di uno qualsiasi / Praticamente io / Adolfo Trinca name / Lameduck – L’orizzonte degli eventi / Poeta di sottofondo / Gilraen / Attualità e Information Technology / Casaizzo / Maurizio Colleluori’s weblog / Libera Associazione Barbarica L.A.B. Vasto (CH) / Alessandro Pagano / Senza te mai / The pollo web / Camelotdestraideale.it / C’è Walter / Come as you are / Andrea Bondi / Allegri ragazzi tristi / Montablog / Delfins blog / Lobotomia & wordpress / Gödel / Lobotomia & blogger / Il Marietto / Diciamo la nostra / Azione tradizionale / Blog penna calamaio / Insieme, a sinistra / Uguale per tutti / La forza del blogging / Non che io mi droghi..ma amo essere richiesta / La toga strappata / Micce / Albey’s blog / Mazzetta / Entronellantro / Gioventù Ceccanese / Elly e il barista / Uno sguardo d’oltranza / Diario di bordo – chia sventurate nasce afflitte more / Arsenio Bravuomo / Blogmagazine di Antonio Cracas / Web, spam e altre amenità / Il blog di ocrampal / Runa delle streghe / Georgiamada / Francescatoblog / La stanza di marlene / L’ermeneuta / Scherzo o follia / Maurollo’s blog / Aerys house M.D. / Chefblog / Dalmondo.info / Il corriere del barbone / Riccardo Torti / Near a tree / Contaminazioni / LiberoWeb.net / Le barricate / Stati di sonnolenza / Weblogin / Blogut / Un po’ di me… / Adria – il blog di Paologaz / Sconfinando / Capemaster / Il blog di Andrea D’Ambra / Karamazov / XXI secolo? / Studiare a bologna / Daniele Salamina / Cabaret Bisanzio – laboratorio di finzioni / Sirsly blog / Il blog di Alessio / Tluc … blog / Sid05 weblog / Une belle histoire / Quarantotto.net / Comunità digitali / The buffer blog / The city lit by fireflies / L’Agorà del rockpoeta / Digital worlds / GP / Il blog di Stefano Epifani / Unsolopaese / Devo proprio / Cappellate / Achiller Application / Eye on web / Blog gruppo consiliare Partito della Rifondazione Comunista di Viterbo / Blukas Blog / Salakabula 313 / Luca Andreucci / Vittorio Pasteris / Fab blog / Caffè News / Minglob / Il paradiso dei dannati / Viva l’Italia / Il centrosinistra dei giovani / Massafra (TA) / Il mondo dei sogni / Colori e parole / Libri e dintorni / Kijio / Trucchi e segreti del pc / Tigullio vino / Musica e altro / Ventottodicembreduemilatre / Amici tuoi s.n.c. / Appunti italiani / Il rifugio degli elfi / Misteri / Mimmuzzolandia / Cips / Blue Aless factory / Nuovi business / Suzukimaruti / Web village / Imperia parla / Il blog di Lucacicca / Sara Taricani / Business e conoscenza – Il blog di Andrea Bichiri / Blog a progetto / Freedom – libertà di parola / Pollycoke / Aghenor / The blog’s book / Web e conoscenza / Bloomsbury di Davide Fent / Davidonzo’s blog / Communication over ip / Annus fictus / Vday / Psicke – i colori della mente / Effe blog / Kromeblog / A 360° sul mondo / Loop letal / Sotto l’ombra degli olmi / CFDP – Se una notte d’inverno un giornalista / La persona depressa / Il blog di Stefano Epifani / Stelladanzante / Papere e pannocchie / Arte passione amore / Il blog di Giovanni Calia / Yaub – yet another useless blog / Le cose che non vanno / Imille / Blog per i comunicati stampa

Lo stesso Ministro Paolo Gentiloni sul suo blog ha ammesso che il disegno di legge “va corretto perché la norma sulla registrazione dei siti internet non è chiara e lascia spazio a interpretazioni assurde e restrittive”. Sempre Gentiloni nella seduta della Camera dei deputati numero 207 del 19 settembre 2007 aveva fermamente ribadito: “le caratteristiche stesse della comunicazione telematica su Internet, la contemporaneità, la velocità, il numero dei commenti che vengono ospitati consentono molto difficilmente quel controllo, che è tipico della carta stampata”.

Ritengo sia necessaria una profonda riflessione.

Il web ha innegabilmente preso “piede” ed i blog in Italia, con tutte le differenze del caso rispetto ad esperienze analoghe in altri paesi, hanno raggiunto un loro livello di maturità per cui in molti casi si supera il livello “amatoriale” nel punto in cui lo strumento di comunicazione accorcia le distanze e permettere, anche attraverso i commenti, un feedback diretto attorno ai contenuti.

E’ dunque giusto colmare un vuoto normativo anche disegnando una responsabilità penale del blogger per i contenuti “illegali” direttamente a lui imputabili e con l’adagio normativo della “responsabilità penale personale” per quelli dovuti all’opera di terzi.

Dirò di più è il caso di riformare molto altro per superare quel medioevo “informatico” in cui ancora versa lo stato del diritto italiano.

Occorre infatti disciplinare in modo esatto il comportamento da tenere nei casi di “sequestro” di piattaforme quali i blog. Deve essere codificato un criterio di massima a cui attenersi per distinguere tra contenuto pertinente alla notizia di reato, da “cristallizzare” in attesa di accertamenti e giudizio, e contenuto estraneo ai fatti di reato, che deve restare nella libera disponibilità del blogger.

Opportuni sono dunque i distinguo mentre è incomprensibile la volontà di imboccare una strada con direzioni vaghe e generiche come quelle del Disegno di legge.


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10 commenti a “Blog e riforma dell’editoria”

  1. gragnino

    in pratica se arguisco, e comprendo, esattamente il contenuto Lei afferma che ci dev’essere un “controllo” sulla rete ed in particolare sui blog? Anche con la cosiddetta liberalizzazione dell’etere le varie radio “amatoriali” quando raggiunsero la “maturità” tale da andare oltre questo livello furono regolamentate e si è visto com’è finita: hanno tutte chuso i battenti e oggi ci sono solo grandi network preda della pubblicità e degli interessi economici di gruppi industrial/editoriali che hanno connessioni strettissime con il mondo politico (per non parlare delle tv che di libere non hanno più nulla). Vogliamo fare anche con i blog così? Prego si accomodino e facciamo un’altro bel crollo nella lista del freedom watch; perchè è vero che all’estero c’è legislazione in materia ma certo non c’è equiprazione nè credo negli USA, in particolare, c’è un qualcosa di simile a quello che s’intende fare qui (ed infatti amici che ho all’estero mi hanno chiesto più e più volte se qui stiamo passando sotto una forma di cosiddetto autoritarismo “democratico”). Sono sempre meno ormai le possibilità che permettono alla gente comune di dire la propria e i blog sono, forse, l’ultima sponda di libertà e se leviamo questa il cerchio si chiude e la libertà individuale da sostanziale diventerà solo formale come molte altre cose… io posso anche chiudere il mio blog ma rimango un’uomo libero che prima o poi troverà il modo di dire la propria foss’anche mettendo post-it in giro per le città e voglio proprio vedere se faranno un ROC anche per questi!! Mi scuso per il tono che può sembrare esagitato ma non lo è, che richiederebbe ben altro contesto ma non posso non notare che proprio nel liberale occidente gli spazi di espressione individuale e collettiva si restringono sempre di più per esigenze di controllo prima dell’espressione poi, immagino, delle menti. Grazie

  2. hermansji

    @Gragnino condivido le perplessità ma non intendo “controllo” nel senso che hai inteso. Piuttosto nel senso giuridico di dare una veste di compiutezza ad alcuni aspetti collegati al web.
    Pensiamo ad esempio a casi recentissimi. Si sequestra un sito web ed una piattaforma in attesa di sapere se il reato x è stato effettivamente consumato… quindi si agisce con il presupposto di una ipotesi di lavoro… ora senza fare distinguo di importanza (anche economica) ritengo che sequestrare un’intera piattaforma di blog od un sito web sia una assurdità. Purtroppo questa come altre assurdità (presenti o future) dipendono da una mancanza di regole oltreché da una conoscenza superficiale delle dinamiche sottese.
    .:.

  3. Francesco Casagli

    Sinceramente trovo che l’Italia molto più che altri Paesi c.d. “liberi e democratici” (vedi gli USA) abbia RISPETTO per la cultura e per la manifestazione del pensiero in ogni sua forma. Sono stufo di strumentalizzazioni esterofile; io amo la mia Nazione che, tutto sommato, mi permette di essere me stesso…. Forse è chi non è dotato di intelletto od ha interessi vieppiù politicizzati a voler far credere di avere una mente “manipolata”: è solo un imbecille… tutto qua

    Francesco

  4. gragnino

    rispondo innanzitutto al Sig. AVV. Casagli. Vede io non sono avvocato quindi non sono un tecnico del diritto ma la materia l’ho studiata a fondo quando frequentavo l’università nello scorso millennio….quindi sommessamente dico che non possiamo, quando non ci torna il discorso, fregarcene della cosiddetta esterofilia visto che siamo in una società globalizzata dove i mercati sono strettamente integrati fra loro e dove vige quindi la massima che se una farfalla batte le ali a L.A. a Tokio si scatena un’uragano e quindi non mi si può venire a dire di essere stufi (liberissimo di pensarlo naturalmente) di essa. In secondo luogo in Italia (che Lei ama) una persona come Biagi è la più evidente esemplificazione di come la libertà di manifestazione del pensiero possa esseer conculcata se il potente di turno volgia levarsi di torno una persona che ritiene “scomoda”: per favore, quindi, non è esattissimo dire che siamo un paese dove la libera manifestazione del pensiero è “rispettata” e mi fermo qui dato che non sono avvezzo alle polemiche fini a se stesse. Il terzo luogo forse Lei si può permettere di essere se stesso dato che con la professione che ha le riesce più facile difendersi rispetto al comune cittadino quale io invece sono e che al contrario di Lei non sente qtutta questa libertà arrivargli addosso da tutte le parti!! Si formalmente siamo liberi ma in realtà come disse qualcuno siamo il tipico paese dove è libero che se la può acquistare. Per gli “interessi politicizzati” ritengo che a Costituzione vigente sia permesso averli e esprimerli anche se nel mio caso non mi riconosco in nessun partito attualmente esistente nè precedente per almeno 70 anni dato che il mio vero ideale si può raccolgiere in poche parole: equità sociale e redistribuzione; servizi sociali avanzati ed efficienti; regole al mercato che evitino il far west attuale (o come naomi klein la definisce capitalismo dei disastri), ecc. Non so se si riferiva al sottoscritto quando afferma che: “chi non è dotato di intelletto od ha interessi vieppiù politicizzati a voler far credere di avere una mente “manipolata”: è solo un imbecille… tutto qua”. Le assicuro che la mia mente è manipolata nella misura in cui lo è quella di tutti gli italiani che leggono il giornale, guardano (pochissimo) la tv; parlano fra loro e comunicano; anche se sappiamo tuti benissimo che ci sono tecniche di comunicazione che attraverso proprio i media mainstream tendono a dare quadri generali di una situazione che possono indirizzare le persone anche quelle più accorte (Mazzoleni nel suo comunicazione politica ne fa ampissimo cenno). A me quello che dispiace davvero il “tutto qua”: perchè di una materia “calda e da maneggiare con cura” come la comunicazione di massa si giocano i destini della civiltà occidentale: poche cose buone ha immaginato (altre le deve alle altre civiltà con le quali è venuta a contatto, non sempre amivhevole e fraterno) ma la più importante è sicuramente la libertà individuale che, come diceva Croce, va contemperata all’interno della societàe non a danno di essa come accade oggi.
    grazie per l’attenzione

  5. gragnino

    per il Sig. Avv. Hermansji. Sono d’accordo con lei che regole ci vogliono (tralascio l’aspetto tecnico che lei cita perchè Lei è un professionista del ramo ed io no): ma non siamo in un paese (e non sono io a dirlo) “maturo” e quella che Rizzo (non io per primo) chiama la casta non aspetta altro per mettere (con mille ragioni che è facile trovare non ultima è quella che i blog non sono i giornali che rispondono ad un’editore che qui in Italia è spesso anche un’industriale e un’investitore e, a volte un politico e quindi da, se il singolo operatore della comunicazione vuole mantenere il lavoro, pone involontariamente limiti all’espressione dell’autonomia dell’informazione cosa che non sempre avviene in altri paesi particolarmente quelli anglosassoni dove ci sono anche editori puri che danno maggiori garanzie anche se anche lì la politica ha mille mezzi per “suggerire” quello che dev’essere detto da qullo che non dev’essere detto non foss’altro perchè ogni paese ha proprie leggi che prevedono interventi a sostegno, anche economico, del settore e quindi una certa sudditanza anche involontaria esiste sempre; immaginiamoci qui dove di fatti salvo poche eccezioni editori puri al 100% non ci sono…….) un pò di bavagli in giro soprattutto verso quelle che sono libere espressioni dei cittadini (qualunque sia il loro orientamento politico sia chiaro): d’altronde a volere fare un pò di addizioni (ideali)è dal 2001 che ci dicono che per ragioni di sicurezza dobbiamo poter rinunciare ad un pò dei nostri diritti….. io le esponevo quanto realmente accaduto in passato dopo la sentenza della Corte Costituzionale che “liberava” l’etere dal monopolio pubblico (sacrosanta sentenza e lo dico sul serio)ma non posso non notare che l’uso che di quella sentenza si è fatto non è andato nel senso sperato all’origine prendendo tutt’altra strada non proprio “liberale” nè tantomeno “democratica”. I new media sono “orizzontali” nella loro espressione e nel mondo sono il vero megafono dei cittadini che “lanciano nel mare la bottiglia con dentro il messaggio (cito da una metafora politica di qualche anno fa)” senza sapere nè se verrà raccolto nè se il messaggio risulterà alla fine incomprensibile per i lettori: il pericolo è quello, se mi passa la metafora, che sulla spiaggia venga costruito un (ulteriore) muro che impedisca ai “naufraghi” di poterli lanciare in mare……. grazie per l’attenzione

  6. hermansji

    @Gragnino anche qui condivido i distinguo e condivido il tuo (perdona il tu ma come è consuetudine sul web preferisco il “tu” perché non mi sento privilegiato e lontano dai problemi di tutti) assunto sull’attuale “immaturità” del sistema, però, come ho già avuto modo di dire su altri blog, nel momento in cui si vuole mettere un limite a qualcosa evidentemente si riconosce che quella situazione esiste. O meglio preesiste. Forse per certi versi anche in una forma “minimale” ma esiste. Purtroppo mi sono convinto nel tempo che parlare di “libertà individuale” significa affrontare un tema che va dal tutto all’irrimediabilmente niente. Penso questo forse a causa della “deformazione” professionale o per i troppi stop nella fiducia cieca attorno al ruolo della libertà oppure perché sono libero almeno nel mio pensiero e liberi almeno i quello sono stati i miei maestri. La colorazione politica della “libertà” questo si… non mi piace… la libertà non ha colore. Forse la libertà ha qualcosa di morale dentro e di mistico (mistico nel punto in cui ci separa dal quel lato animale ingabbiato nell’istinto costringendoci a trovare un senso anche al di sopra di noi nella vita in sé). Ma la libertà esprime la nostra individualità ma necessariamente deve accogliere o percepire l’individualità degli altri… altrimenti sarebbe una maschera della solitudine. E nella solitudine non vi è libertà ma la tirannia dell’ego. Per questo mi affido al credo del diritto. Il diritto esiste anche quando non è “precisamente” codificato ed intendo dire che nel vuoto normativo o peggio nella normazione inadeguata ai fenomeni di costume è già sorto il diritto od un diritto. Dunque nessun sistema per quanto “ottusamente” articolato può falcidiare un diritto già sorto ma … con evidenza… può ad esso opporsi anche sul piano normativo. Questa è anche una delle facce della libertà la possibilità che un sistema si evolva ma anche nella ipotesi di una cieca evoluzione o peggio nella involuzione il diritto continuerà ad esistere seppure ostinatamente negato. Questo mi rende sereno? A dire il vero no. Non c’é cosa peggiore di un testo normativo sibillino, che fornisce ad un Giudice la facoltà di negare un’evidenza. Sono cose che accadono quotidianamente nel maneggiare il “diritto”. Ma resto convinto (o forse testardo) che il “diritto” preesiste anche al suo riconoscimento e che dunque non è vero che si è liberi di fare entro il recinto della norma civile ma al contrario vi è libertà fin quando una norma penale non vieti la nostra libertà qualificandola come contraria al diritto.
    .:.

  7. Francesco Casagli

    A volte penso a Guantanamo, al Vietnam, alla Guerra in Iraq, all’Area 51, al Watergate, ai pestaggi della polizia americana, all’11 Settembre, all’affondamento della Lusitania, a Pearl Harbour, al dittatore Amin, alla Tatcher, alla banlieu francese, alla Turchia e al massacro degli Armeni, al Kossovo, agli Hutu e ai Tutsi, a Sarajevo, agli ebrei, anche quelli Sefarditi in fuga dalla Spagna e al loro dolore nei campi di concentramento, a Bill gates, alla Microsoft, al caso Enron….. Sono soltanto una parte infinitesimale di flash che mi vengono alla mente e che mi danno il sollievo di pensare che sono ITALIANO.

    Francesco

  8. ninograg1

    @Hermansji si so che il tu online, nei forum, ecc. è naturale e lo uso anch’io e se nn ci sono problemi lo uso anche qui. per quanto riguarda il “credo” del diritto mi sa che i pensatori alla Von Mises e Von Hayek non sarebbero d’accordo: essi avversavano qualunque forma di “oppressione” statalista; e affermando che c’erano regole prima che esistessero le cosiddette norme si richiamavano ai giusnaturalisti ma qui credo che siano cose che sappiamo entrambi. Ma ho fatto questo per far notare che i “credo” in generale sia sempre deleteri ecco perchè non ne ho adottato NESSUNO: ivi compresa quello sulla libertà.Sartori afferma che la libertà con l’affermasi della società poliarchica si esplica nell’ambito dei gruppi di pressione ma in se è ormai svuotata di qualunque significato: e personalmente sono d’accordo dato che oggi si compra con i soldi non con il merito o perchè ci nasce liberi e si muore in catene. Ti ho già detto che regole forse ci vogliono ma ho notato che hai sorvolato sul discorso principale: la regolamentazione. Se si lascia alla classe politica la possibilità di regolamentare anche la rete e in particolare i blog allora tutta la prosopopea sulla libertà va a farsi benedire: altro che società liberista e liberale! E a meno di dar ragione a chi critica questo sistema (e sono fra quelli) che è liberista con chi ha potere e sa farlo valere e penso alla società corporativa quanle oggi siamo nn solo in Italia ma in quasi tutto l’Occidente dove ordini professionali, associazioni di categoria banche e assicurazioni sono tutte corporazioni e gestiscono il potere con tanto di loro rappresentanti in parlamento dell’uno e dell’altro schieramento (fra parentesi non c’è molta differenza dato che per tutti vale la teoria dell’elettore mediano quindi centrista o come si diceva una volta qualunquista che sa di essere minoranza ma sa anche di essere determinante e quindi è sempre quello che ci guadagna……..) e la politica invece di servire interessi generali ne fa solo le veci! Quindi, scusa, non mi venire a dire che si è liberi finchè norma penale non mi dice il contrario perchè la norma penale la fanno i politici e gli stessi rispondono alle corporazioni e non ha chi li ha eletti: sempre Sartori dice che sempre in tema di poliarchia siamo in periodo non di “gverno del popolo” ma di Governo approvato dal popolpo” e mi basta questo per diffidare………immaginiamo, poi, in una situazione come quella italiana dove impera la deregolamentazione e si lascia tutto in mano al libero mercato cosa accadrebeb se si lasciasse al Governo di legiferare su tutto allora si che saremmo nei guai. no scusa nn sono d’accordo. i politici non ce li voglio a regolare la rete della blogosfera sennò davvero si fa la fine delle radio e tv “libere”.

  9. ninograg1

    per il sig. Avv. Casagli pensi anche a quella bella fetta di suoi concittadini truffati da aziende e banche attraverso fondi a rischio o mutui o alla povertà diffusa come ho scritto sul blog e forse non metterà la maiuscola per dire di essere italiano: altro che libertà qui siamo al far west……………..

  10. Francesco Casagli

    Chiudo questo costruttivo ed intrigante scambio d’opinioni sull’argomento Italia vs Libertà, con la banale (e me ne scuso) osservazione che, fino a prova contraria, il nostro Paese permette ai suoi “sudditi” di cambiare aria…. Liberi quindi di emigrare in alte Nazioni, nonchè di perdere la cittadinanza italiana e, perchè no, avere quella di un altro Paese che si consideri più propenso alla tutela dei diritti inviolabili dell’Uomo.

    Buon viaggio e buona ricerca

    Francesco

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